venerdì 6 gennaio 2017

Lampadoforìa - "Ubique et semper" - "Cotidie morimur" - "Libido legendi"


In un trasporto estatico, una lancinazione muta 
mi molce lo spiro.
Affiso ad una parola, che sia giubilo 
o infinito abisso, liberami.
Logoro di dubbio, un vuoto vorace 
m'enfia di polvere.

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La ricerca di me stesso continua in maniera strana, confusa, senza criterio in luoghi remoti, senza respiro o bagliori; la paura della notte invade gli angoli della stanza e una tensione mi fa vibrare, tremare: qualcuno parla della fine, vuole aprire porte eterne o almeno guardare oltre senza varcarne la soglia; qualcuno l'ha già oltrepassata e non è più tornato indietro.
Non è più tempo, è infinito: strane idee, strane parole hanno riempito pagine muri cuori bocche vite morti tristezze sguardi silenzi pensieri emozioni eccessi violenze incoscienze; la nave si è infranta nel buio del tuo addio, unico, solitario, alla deriva nella moltitudine delle lacrime, negli occhi spenti; quanti ancora useranno queste icone per far del male, senza sapere quale senso, quale significato, quale (sorDo) abuso hanno forse realmente rappresentato?

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"I suoi comportamenti provocano vergogna, quel sottile fastidio che accompagna ogni manifestazione di diversità. - 

"L'esitazione è una soglia su cui ci si trattiene (etimo della parola viene dal verbo latino che indica "restare attaccato"). Il filosofo tedesco Joseph Vogl sostiene che si tratta di un vero e proprio spazio del pensiero; di più: l'esitare è l'ombra che accompagna ogni decisione. A sua volta "decidere" contiene il gesto drastico del "tagliar via". - Se tradizionalmente nel pensiero occidentale l'esitazione è stata sempre confinata nella indeterminatezza, oppure degradata a lunatica frustrazione del fare stesso, bisogna invece riconoscere in essa un gesto attivo del chiedere in cui l'opera, la decisione, l'azione sono colti non già come compimento, bensì come nascere e divenire. - A Oreste, che ha giustiziato Egisto, assassino del padre in combutta con la madre, si para dinanzi Clitennestra. Fa il gesto di ucciderla, ma lei si scopre il seno e lo invita a venerare il luogo da cui ha tratto il suo nutrimento. Il "che fare?", la domanda urgente di Oreste, è il punto massimo dell'esitazione. Vogl ci mostra come in quell'istante si evidenzi la facoltà, o potenza, di fare o non fare qualcosa. Sono due corni del dilemma, per cui non solo il "fare" è potenza, nel senso aristotelico del termine, ma anche il "non-fare" lo è ugualmente" - Il senso della possibilità.

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"Il brutto poter" evocato dal Leopardi estremo di "A se stesso" - "La medicina ed il male sono la stessa cosa... - ...Italo Svevo: se la vita è "la malattia della materia", alla malattia non potremo mai rinunciare. Perché malgrado tutto è quella, appunto, che ci tiene in vita". (Gilda Policastro, "Il farmaco")

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"Ancora oggi "balzaquiana" e "gentshina balzakovskogo vozrasta" (donna in età balzachiana) in portoghese e in russo indicano una donna fra i trenta e i quaranta, all'apice della sua avvenenza perché libera e realizzata".

"L'uomo passa, la sua ombra rimane". (Aforisma cinese)

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"L'inferno esiste, è il qui e ora che abbiamo costruito insieme, ma se non vogliamo lasciarcene inghiottire o diventare parte di esso, dobbiamo "cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio" (Italo Calvino, "Città invisibili")

"Puer aeternus: il giovinetto errante mosso dal desiderio di ciò che è irraggiungibile, inafferrabile, incomprensibile".

"Devi cambiare la tua vita!" (R.M.R.)

"Uno spiccato gusto per il paradosso, sintomo di una genialità a disagio in tempi di miseria culturale. - La sensazione di non appartenere a nessun luogo (Heiner Müller)

"Non c'è cosa che pesi meno della penna" scriveva Petrarca, un anno prima della morte, a Boccaccio che lo esortava al riposo; "non c'è cosa più lieta", "gli altri piaceri - continuava - sono fuggevoli e dilettando fan male; la penna reca gioia quando la si prende in mano e soddisfazione quando la si depone". In realtà bisogna prendere speciali precauzioni per scrivere; è un male pericoloso e contagioso, comunicava Abelardo nelle lettere ad Eloisa. La pagina bianca ha una sua irresistibile attrazione, vi puoi costruire sopra castelli della fantasia e deporvi confessioni che a voce non sapresti formulare compiutamente. Però, porsi davanti a una pagina bianca e cominciare a riempirla "è una faccenda molto strana", annotava Maria Corti nelle "Pietre verbali": "Se si pensa troppo si finisce per non scrivere. E d'altronde ti pare che il mondo esista se tu ne scrivi": le veniva in mente Pessoa, per il quale uno scrittore simula la verità per evitare di essere il nulla, come del resto annotava Daniel Pennac, nel suo "Come un romanzo": "L'uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale". (Gianluigi Beccaria)

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"Fra i trentadue "ritagli" quello chiave è il quindicesimo, con gli occhi del più celebre ritratto del Fayum (II sec. d.C.): "la ragazza è morta". L'ultimo, poi, è davvero inconfondibile: i piedi del Cristo morto del Mantegna ovvero "il ritratto della nostra vertigine davanti a ogni morte". Non si però ad una contemplazione della morte macabro-dannunziana; inquieta semmai che, com'è evidente negli occhi di Fayum, ad essere risvegliato sia lo sguardo dei morti. Sono loro che ci guardano, come poi in certo senso (quello del Barthes della "Camera chiara") è connaturato alle immagini. Ci interpellano, ci mettono in questione. - Spossessamento viene definito da Anedda "esicasmo", una pratica ascetica dei padri del deserto e in genere degli asceti orientali: una preghiera ossessiva ripetuta in condizioni di totale isolamento - ad esempio al chiuso di una cella - per lo più di fronte ad una icona. - La pratica dell'attenzione".



lunedì 21 novembre 2016

"Pulvis, cinis et nihil" - Cupio dissolvi? - "L'inferno è un'idea nata originariamente da un pasticcio di mele mal digerito"

"Un atteggiamento apparentemente riduttivo, che denota la consapevolezza che, al di là di ogni pur generosa astrazione, conta lo spendersi fino in fondo nella concretezza di una situazione, nel proprio angolo di mondo." (Marco Lodoli, "Italia")

"L'evento capitale che nessuno è stato in grado di raccontare, il distacco dell'uomo dalle maglie dell'indistinto. - Diventò il più temibile tra gli animali da preda, tanto da accanirsi contro la sua stessa specie" (Roberto Calasso, "Il cacciatore celeste")

"Ha scritto Italo Calvino che un "classico" è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire" - Le virtù del buon principe: egli deve governare in primo luogo sé stesso apprendendo virtù morali come fortezza, temperanza, giustizia e prudenza; dotandosi delle virtù della conversazione, ovvero affabilità, veracità e urbanità; aspirando a diverse altre virtù quali magnificenza e magnanimità; soprattutto, non facendosi dominare da passioni potenzialmente negative. - Non circondarsi di adulatori, ma di persone "savie e fedeli" che diano consigli sinceri." 
(Ludovico Antonio Muratori, "Della pubblica felicità")



"Per noi che non abbiamo la fede, la Storia è il luogo dove trovare, se non un senso definitivo, almeno un senso temporaneo, calibrato, delimitato, dell'esistenza individuale come di quella collettiva. - ...la letteratura svolge un ruolo autenticamente liberatorio. Mi riferisco qui alla libertà che consente ad un soggetto di essere parte attiva della sua storia, con la minuscola. Mentre scrivo sono protagonista di ciò che accade, ne sono artefice, rivendico un ruolo attivo e pensante, mi sento solidale con un mondo che sarà anche immenso ed estraneo, ma senza dubbio è anche mio. - Nella letteratura mi sento legato a cose che non ho vissuto, scopro cose che sento vicine, anche senza averle potute sperimentare sulla mia pelle. - Qualsiasi libro può essere contemporaneo perché paradossalmente, qualsiasi lettore può essere anacronistico. Un grande libro è quello capace di abolire la distanza tra il momento in cui fu scritto e il momento in cui viene letto:. Definiamo "Classici" i libri che sono riusciti a superare la prova del tempo, che in una certa misura, sono riusciti a sottrarsi alla categoria del tempo. (Abolizione del tempo) - Nella letteratura acquisisco certezze sulla mia natura. Riconoscendomi in ciò che leggo, capisco chi sono tramite un altro. I libri tessono reti che contengono la vita di ogni lettore, in modo che la sua biografia individuale dialoghi con la biografia della specie.Il tessuto di ciò che siamo si disegna nel telaio di ciò che leggiamo. (Comprensione dell'Io) - Nella letteratura vado oltre il mio tempo esperienziale, che è per definizione un tempo limitato. Dal momento che non posso conoscere tutte le persone che mi circondano, non posso visitare tutti i paesi che esistono, non posso parlare tutte le lingue che vorrei, la letteratura mi restituisce non solo il tempo perduto, ma anche i tempi che scorrono paralleli e simultanei alla mia esistenza. La letteratura mi moltiplica; la letteratura mi regala orizzonti; la letteratura mi avvicina distinti frattali dell'universo. (Superamento della finitezza) - In nessun luogo come nella letteratura riesco a comprendere quali  sono i miei veri interessi; certa letteratura non inganna mai, è costantemente al di sopra di ogni aspettativa. (Constatazione del talento) - La letteratura è un buco nero che attenta ad ogni apriorismo, che sia di indole ideologica, sentimentale o estetica. Quando ti immergi nella lettura di certi libri, perdi i tuoi atavismi. (Distruzione del pregiudizio) - Per citare le parole di Alberto Manguel in "La biblioteca di notte":" Per il lettore cosmopolita la patria non è nello spazio, frantumato da frontiere politiche, ma nel tempo, che non ha limiti". - La letteratura dona a chi la utilizza la libertà che nasce sempre dall'esercizio della memoria come documentazione,  come atto giudiziario, come strumento di esumazione. - Tucidide " I ricordi degli uomini sono strettamente legati alla sofferenza". - Come altri che subirono il demonio del nazismo, il senso di colpa di essere sopravvissuto a un simile orrore arrivò ad essere in lui più potente del desiderio di vivere, e così come Primo Levi si gettò nella tromba delle scale o Jean Améry si uccise con gli stupefacenti, Celan, poeta di origine rumena, si tolse la vita gettandosi nella Senna. Senza l'Olocausto, alcuni dei testi più belli del secolo passato non sarebbero esistiti. E' dunque paradossale che Adorno abbia parlato dell'impossibilità della poesia dopo Auschwitz; proprio perché c'è stato Auschwitz, ha senso la poesia. - Tra il dolore e il nulla sul piano della sua vita optò per il nulla. Ma sul piano estetico, la sua memoria di aver succhiato il "nero latte dell'alba", che per lui non bastò come rimedio contro l'orrore del ricordo, per noi si è tramutata in una delle immagini universali e incancellabili del dolore, della sofferenza. - Per questo esiste la letteratura, per non dimenticare che siamo l'unico animale dotato di memoria e di conseguenza libero persino di autodistruggersi, l'unico animale in grado di ricordare ciò che lo uccide e annienta, ma nello stesso tempo l'unico che può trasformare tutto questo dolore e tutta questa sofferenza in un tesoro inespugnabile". (Ricardo Menéndez Salmòn, "Bambini nel tempo")





"Non chiedete a uno scrittore di canzoni che cosa ha pensato, che cosa ha sentito prima dell'opera: è proprio per non volervelo dire che si è messo a scrivere. La risposta è nell'opera" (Fabrizio De André)

"In ebraico la "amud hatawwek" è la colonna portante... - ..."emet" significa verità ed è composta da tre consonanti, la prima che è la "alef", l'ultima che è la "taw" e in centro la "mem" che è a metà dell'alfabeto. Come a dirci che la parola "verità" contiene tutto. - L'ebraismo ha inventato la "gheullah", l'idea di redenzione, di riscatto. La fede nella possibilità che il mondo cambi radicalmente. - Il Talmud è l'equilibrio tra il monoteismo e la "guellah", l'asse portante che sostiene quella mobile dinamica che corre fra l'osservanza della legge, cioè la "halakhah", e la mistica, cioè la metafisica, quel porsi le domande universali sul senso del mondo e di noi." (Adin Steinsaltz)

"Se ti vedono qui, ti uccideranno!" - dice Giulietta, e Romeo: " Il pericolo è più nei tuoi occhi che in venti delle loro spade"




"La vita come cimento e sfida per lo più perduta in partenza, come rabbia tellurica che impatta i limiti e le coercizioni di un ambiente oscuramente ostile, crudele"


"Se uno fa sempre quello che gli dicono gli altri non vale la pena di vivere"




"Sporcarsi le mani, tornare alla terra. - Low living, high thinking di Thoreau - inventore del downshifting, vivere basso, pensare alto"


"I sogni muoiono all'alba?"

"Never complain, never explain"



"Con tutto ciò che da penne cattoliche è stato scritto contro il fascismo si riempirebbe a stento uno scaffaletto di libreria; con quanto è stato scritto nello stesso periodo contro il comunismo, una biblioteca. - In quegli anni non mancarono - da parte del Papa e di prelati vaticani, come di alti esponenti delle chiese protestanti - forti denunce e condanne di principi del fascismo e del nazionalsocialismo. - anche se non si giunse mai alla condanna integrale dei due regimi. - La prudenza è per la chiesa cattolica una virtù perenne, praticata anche nel ventennio fascista."  (Emilio Gentile, "Contro Cesare")

"Il mito gnostico della luce-materia, la discesa alle origini della vita, i miti connessi al numero 4 e le quattro valenze del carbonio... - ...viaggi dell'anima, il viaggio allucinatorio della droga - le calate agli inferi - il "mondo rovesciato" di "Through the looking glass." (Belpoliti - Manera "Furio Jesi Riga n.31")

"Nel dubbio verità ed errore si incontrano. - Per colui che ha visto il caos non c'è più possibilità di nascondersi, egli sa piuttosto che la terra gli oscilla sotto i piedi e sa che cosa significa quel movimento"
(Carl Gustav Jung, "Il libro rosso")

"Tutto vale la pena se l'anima non è piccola" (Fernando Pessoa)



sabato 23 luglio 2016

Emunctae naris - "Non si va a casa del diavolo per parlare di Flaubert" (Amok)

"Strappato all'oblio, il corso del tempo viene cristallizzato; ci viene offerto nella sua immagine mobile"
((Joseph Czapski, "Proust a Grjazovec")

"I capolavori dell'arte, della letteratura e della filosofia minacciano le tirannie perché incoraggiano a pensare liberamente, immaginare, mettere in discussione le idee preconcette e l'autorità stabilita. Nessun sermone, nessuna forma di correttezza politica può sostituire la profonda empatia che nasce dall'immaginazione, quando questa ci fa vivere le esperienze di altre persone e ci apre gli occhi su idee e punti di vista di cui ignoravamo l'esistenza".
(Azar Nafisi, "Leggere Lolita a Teheran")

"Tutto accade e tutto continua (..da qualche parte nell'universo [Borges]), nulla s'interrompe, la nostra momentaneità si unisce con l'immortalità del mondo".

"Provare nostalgia per un luogo o una persona significa avvertire un distacco che non può essere colmato a causa dell'irreversibilità del tempo: pertanto, la nostalgia è una sensazione dolorosa, letteralmente il dolore del ritorno, il configurarsi di un percorso precluso alla possibilità di attingere ad una esperienza, che sopravvive soltanto nella memoria o è destinata all'oblio. - Novalis "la filosofia è nostalgia, un impulso ad essere a casa propria ovunque" - Heidegger "essere a casa propria significa prendere dimora nella totalità del mondo, accettando il senso di solitudine proprio della finitezza priva di trascendenza che caratterizza la nostra esistenza". -  L'identità dell'uomo moderno è luttuosa, frutto dell'elaborazione malinconica di un esilio originario che ne determina l'incoercibile nomadismo interiore: non vi è nessun luogo da cui partire e nessun approdo in terraferma. - Una patria metafisica può essere raggiunta solo nella prospettiva di un viaggio interminabile, di un'erranza infinita nello spaesamento dell'io. - L'ambivalenza della nostalgia può così essere colta nella perenne oscillazione tra due rimpianti: quando si è lontani, il rimpianto della patria perduta, della lingua materna e del focolare domestico; al ritorno il rimpianto delle occasioni mancate, delle possibilità trascurate". 
(Barbara Cassin, "La nostalgia. Quando dunque siamo a casa?")

"Scrivere è un modo di esprimere emozioni: niente è più importante, senza emozionio non faremmo nulla, non saremmo neanche umani". (Thomas Ligotti)

...la mente che riflette su sé stessa...

- Heart - Barracuda - 1977 -

"Leggere è amare la vita... - ...per scacciare la paura del buio. Il buio dell'ignoranza, della solitudine". (Ferdinando Scianna)

"...due figli della strada, due sheggè, come vengono chiamati i bimbi senza casa a Kinshasa..."


"Ormoni specchio" si attivano quando un individuo osserva la sua stessa azione compiuta da un altro soggetto. - Come dice Re Lear, "La maturità è tutto". (Fabio Volo, "E' tutta vita").

"L'adulterio, quando è ispirato da un vero amore, non indebolisce il sentimento familiare, i doveri di parentela, ma li ravviva". (Marcel Proust)


"Forse ogni salvezza che non provenga da dove ha luogo il pericolo, è ancora sventura" (Heidegger)

"Non esiste ciò che accade, ma ciò che è rappresentato. - ...La realtà oggettiva fa posto alla realtà integrale,senza limiti in cui tutto è realizzato, tecnicamente materializzato, privo di riferimento a qualsiasi principio , a qualsiasi destinazione finale. - ...Stanchi di immaginare, abbiamo affidato a delle macchine il compito di immaginare per noi e di farci immaginare attraverso la loro immaginazione tecnica. - ...Anche il tempo è mutato: il tempo dell'evento, dell'affetto, della passione, il tempo necessario a farsi un giudizio, a creare una volontà - questo tempo è stato sopraffatto dal tempo virtuale."
(Jean Baudrillard, "Il patto di lucidità o l'intelligenza del Male")

"Al pari della teologia, la psicoanalisi è un sapere infondato. Entrambe cercano di riconciliare una fede con la ragione. Entrambe aspirano ad una validità universale delle leggi individuate, siano esse leggi generali dello sviluppo psichico o leggi di natura, dimenticando che anch'esse sono storicamente determinate. Entrambe si valgono di ingegnosissimi accrocchi concettuali e mettono in campo topologie affascinanti, movimenti dialettici del pensiero, nuovi linguaggi che poi diventano, spesso a sproposito, koiné. Entrambe si contendono la nostra anima. Di entrambe è dubbia l'efficacia. Sono macchine di senso: una inserisce Dio l'uomo il mondo e l'universo tutto in un grandioso orizzonte di eternità sul cui sfondo si agita una vicenda storica di caduta e di redenzione; l'altra compone i frammenti sparsi e insensati della nostra esistenza in una storia dotata di significato. A uno sguardo scientista entrambe poggiano sul nulla. O sul tutto della fede, che però è un'esperienza personale, difficilmente partecipabile a chi non abbia percorso il medesimo cammino."

"La follia che alberga nel cuore di ogni uomo è anche emancipazione delle facoltà intellettuali: in questo modo si liberano doti naturali che prima erano state inibite. - Byron: "Duplice è la nostra vita: la fantasia ha il suo proprio mondo / e un vasto reame di sfrenata realtà..."
(Gregory Bateson, "Perceval, un paziente narra la propria psicosi 1830-1832")

"Le parole capiscono se stesse meglio di chi le usa perché il parlante, per quanto colto, è sempre più innocente di loro: la vita di una parola è di solito infinitamente più lunga di qualsiasi individuo. - Ogni nome non ricorda qualcuno, ma la sua assenza."

"L'iconografia dilatata degli occhi intende codificare un certo tipo di sguardo, più che tracciare una rappresentazione realistica degli occhi: si tratta dello sguardo "sbarrato" (comune a tutte le razze) con cui il neonato fissa gli occhi degli altri quando comincia a prendere coscienza dell'ambiente circostante. - Nei fumetti giapponesi non sono occhi guardati, ma guardanti."

Giordano Bruno, scomunicato, dalla chiesa cattolica, ma anche dai calvinisti e poi dai luterani, seppe rispondere a chi lo condannava al rogo: "Tremate più voi a leggere la sentenza, che io ad ascoltarla."


Novalis scrive che "l'anima è un individuo che riempie il tempo", sentenza che mantiene la sua validità nelle "Affinità elettive" di Goethe, poi nella fenomenologia dello spirito hegeliana e nella costituzione della soggettività propria dell'idealismo tedesco.

Harold Bloom difende l'arte della lettura. Di quella strana e superba onanistica funzione dell'individuo che ancora abbia affezione per quell'impunito vizio di trovare in un libro non il "passatempo" , ma la controfigura esistenziale del proprio modo di essere.

Henry James teorizza la sostanziale necessità di non prendere congedo, di non cercare la completezza ma semmai cercare di avvicinarsene soltanto.

La fotografia conserva l'aura, la non riproducibilità di un istante irripetibile.

"E' molto raro il momento in cui "succede qualcosa" per davvero. Il più delle volte le persone e le cose se ne stanno semplicemente lì,l a mezz'aria." (Sandor Marai, "Il gabbiano")

L'identità nazionalista e post-colonialista del Subcontinente è basata sul microcosmo familiare, sul controllo delle libere pulsioni emotive grazie ai matrimoni combinati e a quella che è stata definita "corporate morality", di cui è parte fondamentale il concetto di "arth", anche profitto, accumulo di beni materiali, ma soprattutto, almeno in teoria, ricerca e acquisizione del benessere spirituale. (Namita Devidayal, "Dolceamaro a Bombay")

"Apollo e Dioniso rappresentano il sogno e l'ebbrezza, la forma e la forza, la visione e l'impulso orgiastico, differenti espressioni del sentimento estatico dell'esistenza, quello in cui l'uomo viene trasfigurato nell'opera d'arte. Nietzsche insiste sulla coesistenza delle due divinità che si spartiscono il dominio nell'ordinamento delfico del culto, generando un equilibrio che vede alternarsi assennatezza e dismisura, moderazione e violenza. Tra Dioniso e Apollo si instaurò la lotta tra verità e bellezza, che caratterizzò la grecità fino a raggiungere, depauperata e isterilita dopo Socrate, la modernità; i Greci intesero che il fine della cultura è quello di "velare la verità", di opporre la misura all'eccesso. Si trattò per la grecità apollinea di trasformare il carattere lacerante del pensiero tragico in rappresentazioni con cui si potesse "vivere", creando un mondo intermedio tra verità e bellezza, in cui il dolore, l'assurdità e l'atrocità dell'esistenza giungessero a manifestarsi in una bella parvenza, trasferendo cioè sul piano illusorio e salutare dell'apparenza la visione annichilente di quell'abisso terrificante. L'arte rendeva possibile la creazione di "una possibilità più alta di esistenza", che consisteva nel mantenere aperta e vibrante l'espressione degli affetti, la comunicazione dei sentimenti, la condivisione del dolore, seppur trasferita "in rappresentazioni coscienti".; in tal modo nell'esaltazione dell'essere che si avvale della danza e dell'intero simbolismo del corpo, la bellezza veniva ad accrescere con "il piacere di esistere", cioé la vita ascendente. - Eros e Logos convivono permanentemente nella nostra vita."

(Giorgio Colli, "Apollineo e dionisiaco")

Chi ricorda Euripide sa che Elena, colei per la quale tanto sangue fu sparso, è soltanto un eidolon, un simulacro, un'immagine fatta d'aria. - I narcisisti alessitimici, così profondamente insicuri e spaventati da sentirsi costretti a ostentare un'immagine di autosufficienza, che li porta a dire: "Non ho bisogno di nessuno."

"Guarda, ritornano", scriveva Ezra Pound degli dèi greci, "uno per uno/ impauriti, solo a metà svegli". Gli dèi non sono morti, scriveva Jung, sono diventati malattie dell'anima. Ma è stato James Hillman a svelare al Novecento il ritorno degli dèi, o meglio agli dèi come modelli di psicopatologia, agli dèi come vettori di consapevolezza del destino proprio di ogni anima e di ogni suo aspetto, agli dèi come forme archetipiche nelle quali riconoscersi. Robert Bly ha cantato il riaffiorare di Saturno nell'ombra della pandemia contemporanea: la depressione; - L'intreccio fra i tormenti dell'anima individuale e i grandi mali collettivi può decrittarsi solo svelandone gli archetipi, riflessi negli antichi dèi. (Silvia Ronchey)

""Nel suo libro c'è del buono e dell'originale, ma quel che è originale non è buono, e quel che è buono non è originale." (Bertrand Russell)


Cilicio

...è guardarsi con gli occhi degli altri;
...è la consapevolezza della fugacità di tutti questi nostri passi;
...è la maschera che ti sfigura per non farti sfigurare;
...è il dubbio nell'errore non compiuto;
...è pensare il cambiamento come ad un supplizio;

"...piccolo uomo di fronte al Mondo che ti schiaccia, non chinare la testa, anche se duole; se non altro l'orgoglio e la dignità?..."

...è quella speranza che ti assale, quando vacilli;
...è l'immagine di quello che poteva essere;
...è la Ragione che t'impone la sua crudeltà;
...è un vuoto che non si colma;

"Siamo attimi nel tempo. Inventiamo scuse"

mercoledì 30 marzo 2016

Laudatio temporis acti? Forse un po' atrabiliare...


...al tiranno si baciavano le mani in un impeto di buffonesca complicità...(Hisham Matar)

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"La globalizzazione è un fuoco, o magari un totem e un tabù. Più realisticamente, caduti nazifascismo e comunismo, sembra essere l'unica parola-idea in grado di dividere fino alla violenza: forse perché il concetto è ancora così misterioso e ambiguo. la globalizzazione ipotizza una società aperta, ma questa apertura sembra riguardare esclusivamente i mercati finanziari in una dilatazione selvaggia che arricchirà i già ricchi e radicherà nella povertà i poveri.

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"Oggi tempo e spazio sono stati annullati dalla tecnica e dall'economia. L'amicizia ha ceduto il passo a rapporti sociali di scambio e di mera esecuzione, dove il "fare" prevale sulla capacità e possibilità di "essere"; relazioni continue e pervasive, ma puramente funzionali, senza passioni. - nascisismo patologico e solipsistico - Il trionfo dell'indifferenza ma soprattutto della banalità (Baudrillard). - Per Aristotele, l'amicizia era base della polis. Compito della politica, diceva, "sembra essere il creare amicizia". Ma se l'antichità "h vissuto e pensato l'amicizia con intensità, l'ha poi portata con sé nella tomba (Nietzsche). - Modelli attuali sono ispirati a bisogno ossessivo di nemici, disuguaglianze esasperate e con macchina omologante efficientissima. - per far nascere l'homo reciprocus, consapevole della propria incompiutezza e inevitabile dipendenza dall'altro bisognerebbe sconfiggere la pre-dominanza della tecnica e la sua unilaterale e universale "forma del mondo".

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"Le virtù dell'ozio": l'otium latino (la vita ritirata di Seneca) e l'otium cristiano (la contemplazione che placa l'agostiniano "inquietum cor nostrum", ovvero uscire dal mondo e naufragare in Dio, la "retraite" giansenista), il petrarchesco cammino "de vita solitaria" verso il salvifico approdo ("mors optima rerum") e il torrione di Montaigne dove testimoniare che "l'ozio fa sempre vagare la mente". - "L'arte di andare a zonzo" - "Non è la vacanza di un'anima priva di scopi. E' il sentimentoacuto dell'universo, quella pericolosa, intellettuale visione degli infiniti possibili, il raptus contemplativo... - ...solo quando ci fermiamo la mente può correre verso i confini delle cose".

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"Si vive l'amore come un codice, costruito anche contro il perenne riaffiorare del desiderio... - forma di ipnosi... - ...il desiderio è un luogo selvaggio, di non-civiltà, è il contrario del codice. E' problematico perché la società ha bisogno di regole per non disintegrarsi".

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"Sono varie le ragioni che fanno il sangue amaro del poeta, ma due prevalgono, forse, su tutte: il disgusto per molti aspetti della realtà del nostro tempo, e il disagio esistenziale, la fatica dell'esserci a fronte di un forte senso del nulla". (M. Cucchi)

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"La storia di un giovane inglese che la guerra ha mutilato nel corpo e nello spirito. Si guarda intorno e non trova risposte all'orrore di quegli anni. - Il romanzo s'arricchisce di molte narrazioni che, come in una seduta psicoanalitica, fanno emergere il sottofondo buio e squallido dell'ambiente familiare. Si spalanca un mondo di menzogna e affiorano verità amare, mentre egli assiste al disgregarsi di ogni rapporto. L'idillio si capovolge nella catastrofe di casa e il mondo sembra preda di demoni. La madre cade nell'abiezione e il padre è come un folle a cui la fantasia ha spezzato l'esistenza. Non senza enfasi e con un linguaggio talvolta iperbolico Döblin compone un'opera epica di grande respiro: sul problema del male, ma anche sulla ricerca di se stessi in un gesto di speranza. Nel destino della famiglia s'intravede il mondo in frantumi del dopoguerra. ma nel riscatto finale lo scrittore concilia la sua nuova fede con l'immagine del futuro. Egli ora sa, come diceva sua madre, "che la nostra sorte va molto più in là di quello che ci immaginiamo".

(Luigi Forte su "Amleto. La lunga notte sta per finire" di Alfred Döblin)

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...nel suo agire c'è tanto il candore della falsa coscienza quanto la disinvoltura di chi si sente indenne dal male e perciò legibus solutus... (Massimo Raffaeli)

"All'uomo di cultutra non spetta altro còmpito che quello di capire, e aiutare a capire". - "Ho cercato in particolare di rispettare le parole che scrivevo, giacché, per mezzo di esse, rispettavo coloro che le potevano leggere e che non volevo ingannare". (Claudio Magris)

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"Il tempo che proclama trionfalmente di aver abbattuto tutti i muri non ha fatto altro che alzarne di invisibili, dunque ancora più invalicabili: "la vera logica urbanistica delle periferie è l'escludere, l'atomizzare, il separare. Le periferie sono il luogo della deportazione, e sono concepite apposta per questo".

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"L'uccello e il pesce possono innamorarsi, ma dove costruiranno il loro nido?"

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"L'esteriorità prima o al posto dell'interiorità. Culto/cura del corpo, ma anche sua negazione attraverso la sua esaltazione. Adoriamo il corpo e insieme ne diffidiamo e vorremmo correggerlo, migliorarlo, farlo più bello e più efficiente".

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"Il suo nome è Wakdjunkaga: "colui che gioca dei tiri" (Trickster) - "Il bagatto, giocoliere dei tarocchi, figura beffarda e inquietante, dispettoso lascivo e folle. - Personaggio complesso: da un lato beffatore e beffato, dall'altro portatore di cultura (il fuoco - Prometeo, Hermes) e addirittura, in certi cicli, creatore del mondo, o perlomeno di uno dei livelli del mondo. E' il primogenito(chiamato anche il Vecchio) e questa definizione riporta alle figure del Purusha vedico o del gigante scandinavo Ymir, esempi dell'urmensch, l'uomo primordiale che dà origine, con lo smembramento o con le azioni, al mondo conosciuto. - Il diavolo, d'altronde non è altro che simia dei, ciarlatanesco imitatore della potenza divina; psicologicamente si può riconoscere in tali forme mitiche la personificazione dell'archetipo collettivo dell'Ombra, di ciò che noi consideriamo negativo, inferiore, sconveniente, ma che comunque ci appartiene. - Jung apparenta la figura di W a quella dello sciamano, la cui formazione comporta un vero tormento fisico e morale, "confermando la verità mitica secondo cui ferito e feritore sono capaci di guarire, e chi soffre elimina il dolore". - "L'agirci senza che noi ce ne rendiamo conto è una caratteristica dell'Ombra e possiamo opporci ad essa solo attraverso il riconoscimento della nostra parte oscura e attraverso la sofferenza che questo riconoscimento ci impone. (Alessandro De Filippi su "Il briccone divino" , Paul Radin, Carl Gustav Jung, Karl Kerényi)

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"L'enigma della scimmia si riferisce alla simbologia dell'animale, collegato fin dal Medio Evo al mostruoso e al demoniaco. Ma anche alla pittura proprio perché la scimmia imita l'uomo come la pittura rifà la natura".

...ah, bear in mind this garden was enchanted!..

...colligite fragmenta, ne pereant...

"Spunterà come radice in terra arida; non ha apparenza né bellezza; disprezzato e reietto dagli uomini; uomo dei dolori che ben conosce il patire" (Isaia 53, 2-3)




Platone nella Repubblica spiega: "Non ci sarebbe, a quanto sembra, nessuno così adamantino da restar fermo alla giustizia, trovandosi tra gli uomini con potere pari agli Dei".

"Preferisco che tutto sia da rifare, al dover tutto accettare come un'eredità immutabile" (Curzio Malaparte, "Kaputt")

"Riconoscere l'importanza di un oggetto può avvenire solo costruendo gerarchie di pensiero. Stabilendo, nel nostro cervello, dei circuiti di livello sempre più ampio, delle categorie di pensiero che possiamo confrontare con quelli che sono i nostri interessi, i nostri desideri, le nostre necessità. Il che significa vivere. Vivere di più, e vivere meglio." (Marco Malvaldi, "L'nfinito fra parentesi").

"M'insegnavate come l'om s'etterna" (Dante, "Inferno")



martedì 1 settembre 2015

...ukase, idées reçues, ipostasi, mitologemi, et cetera...


Ombre asfissiano la fine di questi giorni sudati per un'attesa snervante e umida di vergogna.


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"...parole ed immagini esistono in un rapporto di mutua integrazione e potenziamento reciproco. - ...ogni foto ci offre due messaggi tra loro contrastanti: uno che riguarda l'evento fissato e l'altro lo shock della discontinuità. Tra l'attimo registrato e il momento in cui osserviamo la fotografia di quell'evento, c'è un abisso. - ...Per capire quale sia lo specifico della fotografia, Berger ci ricorda che il disegno - lui è anche disegnatore - è una traduzione; una fotografia è una traccia. Ogni segno fatto sulla carta disegnando è riferito al modello reale o immaginario che abbiamo in testa, o davanti agli occhi, ma anche a ogni segno già tracciato in precedenza, da noi o da altri, la foto no. Preleva dal reale una traccia, un istante, e ci porta sotto gli occhi una apparenza. Per questo la fotografia è così seducente, e insieme così ambigua. Ha bisogno di essere letta. - ...sono le apparenze che distinguono e collegano gli eventi. Come scriveva Cézanne gli oggetti diffondono intorno a sé intimi riflessi. Queste sono le apparenze. Noi ci viviamo immersi. Non sono un linguaggio, ma un "mezzo di linguaggio" (John Berger)


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"Chi è nell'errore compensa con la violenza ciò che gli manca in verità e forza"

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"Filosofia della vita" intesa come flusso continuo, dinamica pura, forza erosiva capace di scardinare ogni forma concettuale. - "Il dolore ha pietrificato la soglia" (G. Trakl): una vita senza dolore è impensabile ed è lo scotto che paghiamo alla dimensione corporea dell'esistenza. Il dolore è indice della nostra vulnerabilità ma anche la condizione necessaria che ci consente di godere il sapore del mondo. - "La filosofia del dolore" trascende i limiti tradizionali della metafisica: il fenomeno originario non è l'essere o il pensiero ma il soffrire, il riconoscersi dipendenti da condizioni estranee e potenzialmente ostili ad un Io che si era preteso legislatore cristallino della natura, che ora lascia il posto a un soggetto pratico, a una monade inquieta che cresce nella consapevolezza della propria finitudine. - Il dolore è un linguaggio privato (L. Wittgenstein), difficile da comunicare persuasivamente ad altri parzialmente ignari di tale esperienza; inoltre, non ogni dolore si traduce in sofferenza perché le forme del vissuto sono assai difformi. Sovente il dolore impoverisce il nostro rapporto col mondo, ne altera l'affettività che lo sostiene, ne modifica tonalità ed intensità: Cioran scriveva che "è semplice chiacchiera ogni conversazione con chi non ha sofferto". Talvolta l'esperienza della sofferenza determina il doloroso ritrarsi dal mondo degli affetti. La solitudine si fa abissale, un muro di di impotenza si erge di fronte a noi, si prende dimora in quel doppio regno di cui parlava Rilke in cui vita e morte si coappartengono." ("Esperienze del dolore", David Le Breton)

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"Baruch Spinoza spiegava l'illusione della libertà con l'ignoranza delle cause complesse che ci portano a compiere scelte e a prendere decisioni"   ---   --- --- --- Risonanza Magnetica Funzionale.





"Vento soffiami via, non oppongo alcuna resistenza. Abbandonarsi per ritrovarsi altrove"


"Fin dall'inizio ho avuto la convinzione quasi religiosa che la scrittura fosse un modo elevato di dire la verità. Alla pagina potevo affidare ciò che ero riluttante a confidare in una conversazione, anche intima. E la scrittura doveva essere del tutto trasparente, solo così avrebbe avuto valore. (Edmund White)"

"Ti piaceva la vita fatta a pezzi / quella che rompe dal suo insopportabile ordito (Eugenio Montale)"

"Where is my mind?"

"La nota dominante è quella di una sinistra quiete e desolata, o di un'amarezza disperata eppure mite del modo di proporsi, in un pessimismo comunque totale, pervasivo... - ...come una musica volutamente grigia, monocorde... - ...negatività quasi totale, dove il senso del nulla e dell'ombra, della prigione del corpo ("hai solo il tuo corpo, che sei tu"), di una solitudine metafisica si ripresentano con una implacabile regolarità ossessiva. E insieme a questo agisce l'insistere del mistero che ci circonda l'essere ("il mistero ha per me il sapore che io sia un altro") mentre "tutto si disfa nel silenzio". oppure tutto sembra porsi come sogno, un sogno galleggiante nel vuoto, dove "quello che importa è che ormai niente importa". Ed esistere è sempre faticoso, oltre che vano: "Essere stanca sentire duole, pensare distrugge". - "La volontà di "essere un altro continuamente", dove paradossalmente si afferma: "lontano da me in me esisto", o dove l'autore si chiede: "Di chi è lo sguardo / che guarda coi miei occhi?) - per la decifrazione della realtà, "il pensiero ed il cuore sono la stessa cosa", "l'emozione e la ratio interagiscono". Capire e comunicare nella sintesi di sentire ed intelligere realizzata nella parola. (M. Cucchi su "Poesie di Fernando Pessoa")

"L'ossimoro è la figura retorica che presiede il lavoro psicoanalitico e perché il tradimento è una delle strade dell'individuazione, del "diventare ciò che abbiamo appreso di essere" (Pindaro) - Ciò che dà valore al viaggio è la paura ... - ...siamo colti dal desiderio istintivo di tornare indietro, sotto la protezione di vecchie abitudini... - ...in quel momento siamo ansiosi, ma anche porosi, anche un tocco lievissimo ci fa fremere fin nelle profondità dell'essere". - "Al di là di questa visione, che accetta il valore creativo della solitudine e della depressione e che sembra muoversi verso un concetto a un tempo storico e tragico della vita, la solitudine è anche ciò che apre uno spazio a quel che verrà. "Dove c'è pericolo cresce anche ciò che salva" scrive Hölderlin. Bisogna pertanto "farsi amica la solitudine", imparando che nella tristezza si affollano immagini in cui, forse, potremo leggere "stretti in un unico intreccio, il dolore per ciò che è morto o sentiamo che in noi deve morire, o la gioia aurorale per l'ignoto che lentemente, mentre ci viene incontro, prende foprma".
(Augusto Romano "Il sogno del prigioniero")



giovedì 13 agosto 2015

...the horror..."il sorriso della falce"...apertis verbis!!

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"One of these days I'm gonna change my evil ways" (CdCa)

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"Libero libro in libera libreria?" - bless the heck of me - houchie.couchie!!

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Siamo pietre. Pazienti e solide nel cosmo, poggiamo sulla terra e aspettiamo le correnti che ci trascinino, ci corrodano. Quando umidi, cediamo goccia dopo goccia e svisti, non più eterni, sorridiamo al buio immenso, l'attesa non è più così lunga.

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Disincanto

Senza sapere cosa è la vergogna, la bruttura ti circonfonde: tu, come perso in un deserto arido di lacrime, abbracci ogni paura d'essere abbandonato e lieto accogli qualunque capriccio, miraggio di vita.
I tuoi occhi  vedono quello che vuoi vedere.



"...As I crawl a cracked and broken path, if we make it we can all sit back and laugh, but I fear tomorrow I'll be crying... - ...The fate of all mankind I see is in the hands of fools..." (King C)


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"Discrezione: Proust nei Guermantes "il privilegio di poter assistere alla propria assenza" - Baudelaire "solo nella folla di una grande metropoli è possibile perdersi" - Virtù discontinua, discrezione non perpetua o sistematica. Non si tratta di sparire del tutto, ma di poter scegliere quando farlo. - Non è vero che quando non si appare non si esiste, anzi spesso si esiste più intensamente quando non s appare. - Perché ci sia una parola, è indispensabile che ci sia qualcuno che l'ascolta. Se qualcuno parla, qualcun altro deve tacere." (Pierre Zaoui)

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Insegnamenti dei "bakadori", ossia quegli uccelli che, pur sapendo della sorte disgraziata che li attende per mano - e per randello - degli avidi frequentatori delle spiagge, sfidano una morte ignominiosa al solo scopo di seppellire le loro uova nelle rive sabbiose.

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La mistica della necessità di cui si sostanzia lo spirito del capitalismo consiste nel presentare come un destino insuperabile lo stato di cose: annullando per ciò stesso la pensabilità di ulteriorità nobilitanti rispetto alla società frammentata. (Luc Boltanski, Eve Chiapello)

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[...elucubrando sulla necessità di Satana per Dio, "il bisogno del male per alimentare la fede"...]

...... ...... ......

[...captare l'umano cuore di tenebra, impavidamente scendere ad inferos, l'inabissarsi condizione necessaria della resurrezione...]

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Il bambino nasce piangendo, mentre intorno tutti ridono; il saggio muore ridendo, mentre intorno tutti piangono. (FB)

"In Lingala (lingua congolese) c'è una parola per il giorno, "moi", che vuol dire anche sole,e un'altra per la notte, "butu". Perché la sera non esiste. - Leopoldo fu chiamato per sempre "Panga Ngunda", il distruttore della terra. - Capisci meglio Kurtz "è vero, egli aveva compiuto il passo supremo, aveva varcato la barriera... Quell'imponderabile momento del tempo nel quale si varca la soglia dell'invisibile..." (David Van R.)


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Gocce di notte risplendono, 
anime silenti rispondono, 
rari momenti d'appercezione.

Deboli lucori attenuano
 amari istinti corrotti, 
turpi livori, carnale abisso.

"Tutt'intorno è troppo scuro per poter vedere"

Discorsi svuotati di senso rantolano, 
passi malfermi, echi lontani, 
umana è la natura dell'errore.

"Non perderti ancora"

Ricorda la pulsione, eterno fermento, 
di cui in nuce sei frutto.



domenica 14 dicembre 2014

Hikikomori? "Tu l'as voulu George Dandin, tu l'as voulu!"

Per Balzac, "flâner", significa vivere, godere, raccogliere battute di spirito, ammirare quadri sublimi d'amore, ritratti graziosi o grotteschi, immergere il proprio sguardo nella città che s'attraversa passeggiando: "flâneur" è un uomo che percorre la metropoli in lungo e in largo, senza meta. - La noia ha una grande importanza nella costruzione del mito di questo personaggio. Camminare e osservare appaiono come un rimedio al sentimento dell' "ennui", di cui soffrono gli uomini nell'ottocento. Nel "Castello di Barbablù" (1971) George Steiner spiega come, dopo le travolgenti vicende che sconvolsero l'Europa tra il 1789 e la sconfitta di Napoleone, gli uomini s'erano sentiti precipitare in una condizione di stasi che aveva prodotto la noia cantata nei "Fiori del male". E sarà proprio l' "ennui", per Steiner, una delle cause dell'eccesso di violenza che l'Europa conoscerà nelle successive guerre mondiali. - Per Edgar Allan Poe ("L'uomo della folla") nella modernità si vive in mezzo alla folla, si è folla. Il "flâneur" per lo scrittore americano, è un intellettuale-voyeur in bilico tra il detective e il criminale, che percorre le strade della città di notte, mentre il suo occhio è attirato dai dettagli. Si tratta di un osservatore perdigiorno, scrive Baudelaire, simile ad un artista. - I sentieri oltre a unire luoghi uniscono, soprattutto persone. E devono essere camminati, conquistati con lentezza, passo dopo passo, perché le distanze riempiono la vita.

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"Qual è il motivo della nostra lentezza? "Sei lenta perché hai sulle spalle un gran peso" riflette il gufo.

...tutti si affannano mentre le stelle stanno a guardare...A.J.

...blahnk blahnk blahnk...

"La mia ambizione è di essere scrittore di scrittura. La mia scrittura vorrei che fosse di un'eleganza impervia, inattaccabile, e al tempo stesso segretamente porosa, capace di assorbire il sentimento altrui che intende provocare; autosufficiente e disponibile, disincarnata e invitante. (Geno Pampaloni)

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Philip Kindred Dick è il più feroce antagonista del principio leibniziano secondo il quale il nostro è il migliore dei mondi possibili. - Fisicamente, concettualmente, psichicamente ed emotivamente, dimoriamo in una realtà flessibile e magmatica che viene senza tregua plasmata a nostro uso o che noi stessi elaboriamo più o meno consapevolmente e comunque non sempre a nostro beneficio. Esistiamo in un mondo di maschere (Pirandello) o di personae (Ezra Pound) o di simulacri (Baudrillard). Nessuno e nulla è davvero ciò che appare e nessuno e nulla ha la consapevolezza di essere diverso da come sembra.






"Forse la poesia è tutta lì,
fare l'universo con niente"
(Milo De Angelis"






"La morte intacca la nostra fiducia nella vita mostrandoci che, in fin dei conti, tutto è ugualmente futile se visto in rapporto alle tenebre che ci attendono"









Versi figli del dubbio, della curiosità che spinge a partire o dell'urgenza che porta a fuggire, affrontando l'ignoto. - La migrazione come "metafora dell'uscire e del nascere, dell'andare pericolosamente incontro al mondo nella vita, nel realizzare il rischio dell'essersi".

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Oggi nessuno, o quasi, dei giovani è in grado di leggere in silenzio. Solo l'intimità e la solitudine rendono possibile l'incontro con un testo, la sua ricezione.

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"Anche se la redenzione non giunge, voglio però esserne degno in ogni momento" (Franz Kafka)

"Mi serve il pericolo, la possibilità di perdermi. E se riesci a far perdere con te anche il lettore, quello che è il dono più grande per uno scrittore: regalare anche al lettore la tua libertà" (Raymond Carver)

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"Cos'è la verità? - Tra il falso e il vero cè uno spazio, quello dell'apparenza del vero. E lo spazio dell'impostura, della seduzione, dell'opinione, della stupidità, anche. L'apparenza del vero è l'incubo della verità. - E di fronte alla società ciò che conta non è tanto la realtà (ciò che davvero è) quanto l'apparenza della realtà (ciò che pensiamo sia). Il dubbio è ruggine. Corrode. E intacca non solo chi osserva, ma l'oggetto stesso del sospetto. É una pestilenza, il dubbio, contagio e miasma. - La "legge della persistenza retinica": per ragioni legate alla chimica della retina, la percezione di un immagine dura sempre un po' più a lungo dello stimolo visivo che la provoca." (Alexandre Postel)

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"Il senso più alto, quello che coincide con la vita, 
è estraneo alle parole resenti, e al dolore da cui si riversano.
É l'ascesa verso la luce dello stelo d'erba, il tuffo nelle bolle del delfino,
il dolore è in te che guardi dalla riva salata,
non in colui che lievemente s'abissa"
(Cimitero dei Partigiani)


Silenzio è attesa e disposizione ad ascoltare se stessi e gli altri.
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La ricerca del mistero che sta dietro alla vita, del significato profondo dell'essere, dell'agire con il coraggio che supera la paura dell'ignoto, della guerra, del destino. - Non insegnare ai figli ad adattarsi alla società, ad arrangiarsi, a fare compromessi, perché "il mondo di oggi ha bisogno di ribelli, ribelli spirituali".
(Tiziano Terzani)